Lo spettacolo continua

Di Paul Rigg

Mentre molti fan del punk andavano ai concerti dei loro eroi felici di sputare verso il palcoscenico alla fine degli anni '70, una star - di un genere completamente diverso – decise di restituire lo sputo.    

Roger Waters
non sopportava la mancanza di contatto tra il pubblico e una band che, durante il tour di In the Flesh, a volte suonava negli stadi davanti a 80.000 spettatori. Alla fine di un concerto a Montreal, alcuni membri alquanto chiassosi del pubblico cercarono di invadere il palco e per tutta risposta, un furioso Waters sputò in faccia a uno dei fan. Dopo il concerto, Waters, palesemente disturbato, si sedette con Bob Ezrin - che aveva precedentemente prodotto Peter Gabriel, Alice Cooper y Lou Reed - e un amico psichiatra, e spiegò quanto lontano si sentisse dal suo pubblico e quanto alienato da se stesso.
   

Fu quello il momento quando saltò la scintilla che alla fine portò alla creazione del classico doppio album The Wall, con il personaggio principale 'Pink' formato da un misto di Waters e dal matto originale leader dei Floyd, Syd Barrett.
   

Per i fan della chitarra, invece, The Wall, pubblicato il 30 novembre 1979, consacrava lo status di Dave Gilmour come qualcosa di simile a un dio della chitarra, dato che i suoi contributi acustici ed elettrici all'album sono, come disse delicatamente un critico, 'fottutamente incredibili'. Chiunque sia stato abbastanza fortunato da aver assistito alla presentazione live dell'album in Earl's Court nel 1980, ricorderà il puro stupore che provarono quando Gilmour apparve improvvisamente da solo in cima a un muro di 40 piedi costruito tra la band e il pubblico, immerso in un fascio luminoso dai riflettori, per l'ultimo assolo di chitarra di Comfortably Numb, suonato con la sua iconica Black Strat.
   

   

Eppure questa meravigliosa creazione - che oltre a vendere più di 25 milioni di dischi, ha generato innumerevoli concerti dal vivo; un lungometraggio con Bob Geldof; l'album e il DVD Live in Berlin e un'opera; - iniziò come molti altri album classici: nel contesto di un prossimo disastro. Questi problemi includevano che l'intero gruppo fosse spinto da problemi finanziari a lasciare le proprie case di lì a un mese e a trasferirsi in altri paesi; dal tastierista Rick Wright (questa settimana si compiono 10 anni dalla sua morte), costretto da Waters a entrare in uno status di turnista virtuale (e il batterista Nick Mason, secondo quanto riferito, raggiunse presto lo stesso destino); dalla fine del matrimonio di Ezrin e dal peggioramento del suo stato mentale che causò ritardi costanti; e dalle massicce tensioni tra Waters e Gilmour mentre Waters assumeva il ruolo dominante della band, che alcuni definirono quasi dittatoriale.
 

"Devi essere egoista, è una cosa terribile" ha detto di recente il regista David Lynch in un'intervista, e forse Waters potrebbe concordare su questo. Il bassista dei Floyd scrisse tutti i testi e la maggior parte della musica di quest’album concettuale e la sua visione, radicata nella morte di suo padre nella seconda guerra mondiale e le sue personali preoccupazioni esistenziali, sono la forza trainante della sua creazione.
   

   

È facile vedere come alcune delle "sfide di Pink", come il suo problematico rapporto con la madre, i suoi insegnanti e sua moglie (per citare solo alcuni dei "mattoni nel muro") siano facilmente collegati ai fan dei Pink Floyd , ma è un segno della straordinaria abilità lirica di Water capace di scrivere frasi come "ci dirigeremo verso questo mare di volti, alla ricerca di applausi sempre più" - che è così direttamente collegato alla sua esperienza altamente personale come rockstar da connettersi fortemente con il pubblico.
 

Tra le molte altre sorprese, The Wall diede vita a un singolo di successo, numero uno di un disco quasi da discoteca, Another Brick in the Wall (part 2) (con Gilmour che suona l'assolo con una Gibson Les Paul Goldtop del 1955); Gilmour canta in Young Lust dal suono funky; e la straordinaria conclusione operistica di The Trial, in cui Pink è costretto a considerare se in realtà è stato lui il "colpevole per tutto questo tempo".
   

   

Rileggendo le recensioni di quando uscì l'album, è interessante vedere alcuni critici chiedersi se The Wall potesse "funzionare commercialmente" a causa della sua ampiezza e dei suoi temi oscuri. Fatti e numeri a parte, il suo successo può forse essere misurato dal suo attuale status di punto di riferimento culturale chiave; è difficile immaginare il mondo senza The Wall.
     

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